sabato 18 agosto 2012

Il lavoro minorile è necessario per lo sviluppo e la crescita economica?



A sostegno della teoria, non esistono prove che i bambini con il loro lavoro diano un contributo consistente all’economia ed allo sviluppo, anzi, storicamente è dimostrato il contrario perché, con l’eliminazione del lavoro minorile e l’introduzione dell’istruzione “universale” i paesi hanno avuto una crescita economica ( si pensi ad esempio all’Inghilterra nel post-rivoluzione industriale, per citarne uno). La vera chiave di svolta nella situazione dello sfruttamento minorile, oggi, è identificata proprio con l’istruzione; i paesi che non offrono  giuste ed eque possibilità di istruzione e frequenza scolastica, sono destinati alla povertà ed a non cambiare la loro situazione, che invece sarà sempre peggiore.  246 milioni tra i cinque ed i diciassette anni di bambini che lavorano a cui è negata l’istruzione oppure data in modo parziale, ma non necessaria. Come possono dei bambini, anche così piccoli, lavorare ed impegnarsi nello studio? Il capitale umano viene azzerato con il lavoro minorile e con il lavoro nelle sue forme peggiori di sfruttamento. La formazione dei bambini, ha nei casi in cui è stata adottata portato una rapida crescita economica nei paesi che si sono prodigati a farsene carico. La Corea a d esempio e molti paesi in Asia hanno ampiamente dimostrato che si può… basta volerlo…
di Erika De Toffol


Nicaragua, abusi sessuali e stupri

Due terzi delle denunce presentate nel 2011 riguardano minori di 17 anni,
Il governo nicaraguense non ha adottato né misure efficaci per combattere il fenomeno dilagante ne ha fornito cure adeguate ( sostegno psicologico e protezione) alle vittime.
La storia di Lucia, una quindicenne rapita ed abusata sessualmente da un vicino di casa- che ci perviene dal rapporto Amnesty International 2011- mette palesement
e in evidenza che la polizia non lavora celeremente ed adeguatamente nel risolvere i casi di abuso sessuale verso i minori. Lucia ha passato tre mesi con il suo aguzzino prima di essere ritrovata. Il suo stupratore non solo non era stato arrestato dopo mesi di latitanza, ma aveva anche fatto intimidazioni e minacciato Lucia ed il suo tutore. Nessuno aveva fornito protezione a Lucia.
Nonostante gli appelli per la tutela dell’infanzia delle Nazioni Unite, nulla è stato fatto. La violenza ai minori è molto frequente come detto, inoltre il Nicaragua vieta ogni forma di aborto ( anche correttivo). Queste bambine, già violentate ed abusate, se sopravvivono sono quindi obbligate se incinte, a portare a termine la gravidanza anche se in età molto giovane, rischiando quindi la loro vita.
Sole, abbandonate e stigmatizzate… dalla famiglia e dalla società, compreso la scuola in taluni casi.
di Erika De Toffol

giovedì 16 agosto 2012

Mani piccole, precise e sotto-costo.




E’ ipotesi comune che i bambini in certi ambienti lavorativi, vengano assunti perché hanno le dita agili e vengono sottopagati. In realtà, molte volte il sistema impone loro determinati lavori, poiché provengono da famiglie che hanno sempre tradizionalmente lavorato in certi settori. Lavori comunemente associati al preconcetto delle dita agili sono ad esempio quelli che concernono l’industria dei tappeti. Non è così: raramente i tappeti a mano vengono annodati da bambini soli… anzi su ricerche effettuate (Ilo) su 2000 lavoratori/tessitori bambini, il risultato ha posto in evidenza che solitamente sono gli adulti impiegati, a fare il lavoro di precisione. Per quanto riguarda il prezzo pagato per le loro prestazioni, c’è invece molto da dire… sicuramente le bambine vengono pagate meno dei maschi, le condizioni di lavoro sono sempre pessime e senza protezione, le sostanze che vengono inalate sono nocive per i polmoni a lungo termine ed inoltre, la condizione è fondamentalmente quella di schiavitù. I bambini vengono dati ai proprietari delle attività come saldi di debiti o come una speranza di vita migliore… non solo per la famiglia, ma per loro stessi. Sicuramente i bambini non vivono come dovrebbero… l’istruzione è sempre sottovalutata e i danni provocati dalle ore di lavoro associate ad una scarsa alimentazione e principi nutritivi, oltre che alle forme di coercizione e maltrattamenti, rendono questi bimbi piccoli schiavi al servizio di gente senza scrupoli e consumatori poco attenti…
di Erika De Toffol

martedì 14 agosto 2012

Niger: bambini di strada ed istruzione coranica




Secondo la definizione classica il bambino di strada vive e lavora in strada mentre, il bambino nella strada ha un luogo dove tornare a dormire la notte ma passa la maggior parte della sua giornata sulla strada.
Ciò che accade in Niger è davvero particolare: a Niamey, le strade pullulano di bambini che chiedono l’elemosina tutto il giorno e si spostano in piccoli gruppi. Sino a qui nulla sembrerebbe diverso dalle realtà di altri Paesi nel mondo, invece, qui molti bambini che stanno sulla strada sono bambini della scuola coranica. Conosciuti come “bambini talebani” , hanno tra gli otto ed i sedici anni e vengono affidati dalle loro famiglie ad un Marabou – una sorta di maestro privato – affinchè ricevano istruzione ed una formazione coranica.
Per una famiglia è un’importante vantaggio affidare i propri figli ad un marabou , ma purtroppo esistono anche i falsi insegnanti che approfittano delle condizioni di povertà delle famiglie per lucrare sui bambini.Tutto sembra perfetto sino a quando i bimbi iniziano a vivere a casa “dell’insegnante”: non viene dato loro cibo, vengono puniti anche corporalmente e vengono mandati nelle strade a chiedere elemosina per pagare la propria sussistenza e mantenere il marabou e la scuola coranica…
.. e così i bambini che in teoria avrebbero dovuto ricevere un’educazione ed un’istruzione si ritrovano per le strade, come bambini di strada; non sono molto diversi a vederli, dai bimbi che non hanno un luogo dove dormire. La vita è dura per entrambi i gruppi, la differenza in fondo consiste solo nell’avere o meno un luogo chiuso dove tornare alla sera e nelle violenze che comunque debbono sopportare dal finto marabou. Anche i piccoli “talebani” raccimolano cibo per le strade, fanno gruppo vicino a ristoranti e luoghi di aggregazione e nonostante abbiano una famiglia, molti non la riabbracciano più…
di Erika De Toffol

Stereotipi del lavoro minorile: solo povertà?


LAVORO MINORILE

Quando parliamo di lavoro minorile la prima cosa che consideriamo, solitamente è la povertà in cui versano le famiglie dei bambini lavoratori. In realtà non è la causa preponderante, o meglio non è la povertà in se che porta all’impiego dei minori in attività lavorative, ma la scarsa considerazione dei genitori per ciò che è l’educazione dei bambini – soprattutto se parliamo di bambine – che li allontanano dalla scuola. Quindi il nucleo centrale non è la povertà, ma la mancanza di volontà di istruire i propri figli, anche se in molti casi, non ci si può permettere di pagare le rette scolastiche. Il fenomeno è però più culturale… c’è proprio poco interesse per l’istruzione e senza istruzione, la povertà non cesserà mai d’esistere. Se da una parte lo sviluppo economico tende ad una riduzione del lavoro minorile, dall’altra, la povertà non necessariamente mette in condizione i bambini di lavorare. Alcuni paesi anche poco sviluppati hanno dimostrato che eradicare in parte il fenomeno si può e che i bambini possono anche frequentare le scuole.
Lo stato del Kerala, in India, ha dimostrato che si può combattere adeguatamente il lavoro minorile: non è uno stato ricco, ma i bambini vanno a scuola. I fondi statali coprono le spese dell’istruzione di massa ed i bambini se lavorano, lo fanno per pochissime ore al giorno ed in ambito familiare. In questo modo, nessuno quasi più abbandona gli studi, l’alfabetizzazione è cresciuta al 94% per i maschi ed all’86% per le femmine e la percentuale di lavoro minorile è all’incirca al 2%.......... Questo dimostra che se gli stati fossero interessati al destino dei loro figli, le cose migliorerebbero moltissimo.  
di Erika De Toffol

lunedì 13 agosto 2012

Zara, un marchio, una garanzia...

LAVORO MINORILE

Dopo due blitz in fabbrica a sao Paulo in Brasile- in una fabbrica clandestina- ( la Inditex) che lavora per Zara, nel 2011, Luis Alezander de Fariaha dichiarato che “hanno trovato bambini esposti a rischio, macchine senza protezione, fili elettrici a vista, locali insalubri con molta polvere e senza circolazione d’aria, senza luce solare…..” Il gruppo Zara è finito al centro di un’inchiesta in Brasile ( a noi non è nemmeno 
arrivata la notizia ovviamente, o forse hanno aperto una piccola parentesi nelle disacalie dei nostri quotidiani; a me è sfuggita). Otto miliardi di euro di fatturato e quattordicenni che lavorano dodici ore al giorno senza diritti; né giornata, festiva né ferie… tantomeno pagate poi! Anche per uscire dal laboratorio i ragazzi ( boliviani e peruviani, dovevano comunicare e chiedere autorizzazione per dove andavano. La legge brasiliana prevede un salario minimo di duecento quarantasette euro, a loro venivano dati cento euro al mese. Chiaro che Zara, con i suoi miliardi ha subito data la colpa ad altri… un terzo laboratorio ( Aha) che a dire loro avrebbe commesso infrazioni del codice di condotta.
Io non compro Zara, e se potessi permettermelo non lo farei da oggi più… Consumo responsabile! … tra le altre piccole cose, non si sa nemmeno nulla dal web, su eventuali sentenze… e ciò lascia ancora più sgomenti.
di Erika De Toffol

domenica 12 agosto 2012

Georgia... il sistema ed i bambini di strada


BAMBINI E RAGAZZI DI STRADA


Quando un popolo vede i propri figli allo sbando, nulla può, se ha un minimo di umanità, non permettere di chiedersi il perchè... lo strazio per i georgiani è stato grandissimo. Bambini di età inferiore ai tre anni abbandonati per le strade...Alcune ong, tra cui Afg, hanno aiutato i loro partner georgiani a fornire cure...La Georgia è uno degli stati dell'unione sovietica, o Russia ad avere tantissimi vantaggi economici, dal 2007 si è avuto un incremento del Pil non indifferente... come mai sono le Ong ad occuparsi di loro e non lo Stato? .......... Vi lascio con una domanda da tanti e tanti milioni di dollari... georgia= capitale per chi come noi ( paesi capitalisti) è interessato all'ultimo modello di mercedes... :( oppure, al contrario... andiamo a fare la benzina la domenica che si risparmia! Il dislivello economico esiste come da noi insomma: come mai i bambini sulle strade continuano a morire... dentro.....?
Buona notte bambini! Qualcuno che vi pensa c'è...

di Erika De Toffol

sabato 11 agosto 2012

Sfruttamento sessuale dei minori in Costa d’Avorio

LAVORO MINORILE


La situazione di protezione e prevenzione dello sfruttamento minorile e del traffico di minori a scopo sessuale-commerciale, in Costa d’Avorio non gode di adeguate misure atte a contrastare il fenomeno. Le vittime del business hanno tra i dieci ed i ventuno anni. Vengono trafficati spesso da altri paesi ( Ghana, Mali, Nigeria, Li
beria). Sono molti anche gli studenti che si prostituiscono per portare reddito alle proprie famiglie. La rete di prostituzione minorile è organizzata soprattutto in città come Daloa e San Pedro dove i bambini sono sottomessi dagli sfruttatori che li obbligano ad avere rapporti con i clienti… clienti che provengono anche dal turismo sessuale. Molti posti sono citati da uno dei documenti Ecpat tra i quali: Abidjan, Bassam, San Pedro. Alcuni rapporti indicano che bambini tra i dieci ed i quattordici anni vengono impiegati in club che offrono servizi di massaggi ( erotici). Programmi specifici nazionali non ne esistono, alcune Ong hanno provato a sensibilizzare – per quanto possibile – sulla violenza sessuale, l’HIV, la pedofilia ed i matrimonio precoce e forzato. L’infanzia viene purtroppo protetta solo sulla carta; l’articolo 378 del c.p. ad esempio vieta i matrimoni forzati al di sotto dei 18 anni, ma i bambini vengono fatti sposare per lucro e convenienza. Oltre alla piaga del lavoro che infligge i bambini nelle piantagioni di cacao, in Costa d’ Avorio esiste anche lo sfruttamento lucrativo sessuale. Deve finire tutto questo! Non è possibile che nessuno faccia nulla in difesa dei bambini.
di Erika De Toffol

VIOLENZA CONTRO LE DONNE


La Papua Nuova Guinea, non è sicuramente il paradiso che immaginiamo. Non solo le violenze in famiglia verso le donne sono all’ordine del giorno, ma anche lo stupro verso ragazze e bambine è frequente. Nel momento in cui una ragazza viene violentata, automaticamente viene stigmatizzata e questo le isola dal resto della comunità, compreso il potere frequentare la scuola. Ci sono così molti matrimoni precoci. Medici senza frontiere in un rapporto ha dichiarato che molte vittime di violenza erano bambine, alcune addirittura di età inferiore ai cinque anni d’età. A Tari  risultavano tra il 2008 ed il 2010  248 minorenni stuprate, tra i cinque ed i dodici anni ( il 31% delle segnalazioni di violenza sessuale). Nella maggior parte dei casi, gli stupratori erano conosciuti dalle vittime. In un paese che già mette in atto gravi differenze di genere, dove le ragazze sono svantaggiate e non possono spesso frequentare la scuola – perché dovrebbero sposarsi ed avere figli – la violenza sessuale e gli abusi sessuali, peggiorano la situazione. L’Unesco posiziona al 16° posto la Papua Nuova Guinea nelle disparità di genere, per quanto riguarda l’educazione; i maschi che frequentano la scuola sono almeno il 10 % in più delle femmine.
La situazione è resa complicata anche dalle zone remote dove sono situate le scuole e dalle tasse scolastiche… a volte i bambini devono percorrere km per raggiungere una scuola, questo mette in pericolo le ragazze da possibili attacchi a sfondo sessuale e le famiglie preferiscono fare lavorare le figlie perché non possono permettersi di pagare le rette scolastiche…. in tutto questo il colmo è che quando una figlia viene violentata, viene anche picchiata dalla propria famiglia, per la vergogna che arreca…
di Erika De Toffol











IMMIGRAZIONE


IL NEPAL VIETA ALLE DONNE DI ETA’ INFERIORE AI TRENT’ANNI DI LAVORARE NEI PAESI DEL GOLFO
Arabia Saudita, Kuwait, Bahrain, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Oman e Yemen mete di approdo per giovani donne nepalesi che vi si recavano ( anche illegalmente) per lavorare, in genere come domestiche. Dopo innumerevoli testimonianze di abusi e di sfruttamento ai danni di ragazze nepalesi nei paesi del Golfo Persico, il governo nepalese ha pensato di non concedere più la possibilità alle minori di anni trenta di espatriare in quelle zone per lavoro, che dovrebbe essere un deterrente contro le violenze, poiché le donne in età matura non sarebbero soggette a particolari attenzioni.. Secondo Human Rights Watch, il problema non verrà comunque risolto. Le migranti nepalesi, spesso giungono con speranze di vita migliore e di guadagno in Medio Oriente, ma presto si trovano a dovere fare i conti con realtà di lavoro forzato; viene loro negato l’accesso ai passaporti, hanno poca possibilità di spostamento, non vengono nutrite e ricevono minacce. Lavorano sino a 20 ore al giorno e subiscono abusi sessuali e fisici. I l governo del nepal stima siano 58.000 le lavoratrici negli stati del golfo, ma i dati secondo le agenzie dei diritti umani, sono nettamente inferiori alla realtà: sarebbero circa 200.000 ( comprensive dell’immigrazione illegale). Circa 2,5 milioni di nepalesi che lavorano all'estero, oltre che in India, contribuiscono al 21,4% del PIL del Nepal, secondo il governo. Le rimesse dal Golfo giocano un ruolo enorme nella nazione himalayana, dove circa il 30% della popolazione è disoccupata. Se da una parte sembrerebbe una scelta a tutela delle donne, dovremo però pensare che forse, sarebbe meglio invece di vietare loro di spostarsi, di tutelarle lavorativamente e dare loro garanzie adeguate.
di Erika De Toffol
Photo by Katie Orlinsky/Caritas 2012